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16 gen 2013

La morte di Osho Bhagwan Rajneesh per Valium, Protossido di Azoto,antidolorifici e forse per Hiv lento.

Quel tardo pomeriggio ero tra quelli in fondo al corteo che passava per calle
polverose e strette, in una calura tremenda, con i fiori che ricoprivano le sue spoglie, in una processione lunga e silenziosa, che certamente deve essere sembrata molto pittoresca per le genti del posto. Era l'ultimo viaggio terreno, che molti credevano di fare con il loro maestro. 
Personalmente, assieme ad altri, non facevo parte della comunità di Poona o Pune, semplicemente ci trascorrevo diverse settimane all'anno, ma sempre standomene a distanza, e non poca, dal momento che prendevamo un taxi mezzo scassato per raggiungerla, con ben 25 chilometri di polverosa e accidentata strada, per poi far ritorno al nostro parco e spartano (a dir poco, direi anche un poco lercio) alloggio.
Oltretutto, non solo presso Osho ci fermavamo, ma ci recavamo sempre una volta sugli altipiani, con un piccolo e pericoloso charter, dove si respirava un'aria differente in tutti i sensi, senza maestri o autorità di alcun tipo. Il posto stesso, a quasi tremila metri, faceva cambiare la mente di noi poveri cercatori. Ripensavamo, in quel periodo, alla sua morte, guardando in basso, quasi come a voler scrutare in lontananza un impossibile villaggio da cui eravamo partiti.

Non è un articolo di ricordo, non di rivendicazione, ma semplicemente un appunto di quanto mi ricordo, di quello che mi ha colpito o ferito, se preferite, senza acredine, mai con odio, ma con amorosa indifferenza e distacco, ora che la mia strada si fa più corta e il tempo sembra stringermisi addosso, affido a queste elettroniche frasi, qualche spunto di riflessione, per chi lo vorrà leggere e conservare, che tanto a farlo scolorire e sbiadire, ci penserà il Tempo.

Ma di cosa è veramente morto Osho? Voglio dire, possibile che sia passata quella storiella dell'avvelenamento da Tallio ad opera di imprecisati agenti governativi americani? Devo usare la mia mente e facoltà (ottenebrate ormai), oppure lasciarmi adagiare sulle voci ufficiali, le storielle dei media, o meglio dei suoi seguaci ed ex seguaci, o adepti e simili?

Sheela, la capa, il suo braccio destro, Sheela detta Tette Dure, che dopo aver eseguito un piano e cercato di avvelenare la popolazione vicino Antelope e assassinare il governatore dello stato dell'Oregon, la ricca di famiglia Sheela, piena di brame di potere e di possesso materiali, si impossessa del milionario bottino nelle casse della comunità e se la svigna lasciando il suo adorato maestro ai suoi guai.

Ma come se tutto non contasse, dopo l'arresto e la prigione di Bhagwan, che poi si cambia il nome in Osho, dopo il processo di Sheela e altri membri, per cospirazione ed evasione fiscale, oltre ad altri reati statali, dopo il rilascio su cauzione con espatrio immediato, cosa è accaduto?

Che il nuovo Maestro, cambia nome, ritorna da dove è partito, a Poone o Pune, dove era uscito anche per evitare una indagine delle autorità federali Indiane per evasione fiscale sui diritti e altri amuleti che fruttavano ingenti profitti, oltre alle decine di persone ricche occidentali, figli e figlie di ricchi quanto vituperati mercanti, che donavano alla comune ingenti poteri e denari, sempre senza alcuna denuncia al fisco indiano.

Rientrati a Poone, ecco che al cambio del nome poi tutto viene passato in secondo piano, tutto riprende come prima, con un Cerchio magico delle solite 3 o 4 figure preminenti, e altre tragiche figure come Christine Wolf, aka Vivek, sua fedelissima amante, compagna, seguace e curatrice dei suoi bisogni ed esigenze corporali, sempre più pressanti per le continue e costanti condizioni disastrate di salute di Osho. Come se nulla fosse, si va avanti con nuovi lasciti e donazioni dei ricchi seguaci americani, australiani e inglesi, si va avanti negli stessi modi, con Osho che pontifica sempre più raramente, ornai in preda a farmaci, medici e altre figure strette.
Infine, siamo a poche settimane dalla morte, Vivek si suicida con una iniezione di eroina e per lei, tutta quella gente vigliacca non ascoltò quelli come noi che volevamo una processione di alto livello, come aveva meritato nei 30 anni a fianco di Bhagwan. E invece, da lontano abbiamo visto il furgone portarla alla pila funeraria, di sera, col bui, di nascosto, senza nessuna esequie particolare, non corone di fiori, canti, cori ed offerte per la fedele Vivek, che mi indussero me e i miei pochi compagni che seguivamo di nascosto e da lontano, a piangere sommessamente.

Una commozione che divenne pochi giorni dopo una rabbia sorda, quando sapemmo che dentro il villaggio Osho aveva ricordato Vivek spiegandone la morte tragica, in solitudine, a causa delle sue condizioni psichiche, fragili, inclini alla instabilità e avvolta dalla depressione. Tutti noi ricordavamo l'instancabile, serena e sorridente Vivek, e l'abbiamo sempre ammirata e amata (alcuni di noi anche fisicamente), e posso dire che era tutto, e lo dico da psichiatra, meno che una persona incline alla depressione.

La verità è che la buona , mite, serena Vivek, fedele e silenziosa, era ormai consapevole delle condizioni fisiche di Osho, delle sue dipendenze da Valium e da Perossido di Azoto (detto gas esilarante, potente anestetico fisico), nonché sotto continua pratica di massaggi, cure di ogni tipo (tutte ben occidentali) per alleviare il suo stato di Sensibilità Chimica multipla (ne soffriva da almeno 25 anni) e Cfs (sindrome della fatica cronica).
Vivek non doveva più poter resistere alla caduta fisica e psichica di Osho, pur continuando a passare sopra i suoi mille tradimenti sessuali e alle sue manie iper egoiche, consapevole che la fine dell'uomo e maestro cui ormai aveva dedicato tutta la sua vita dai 19 anni ad allora, deve aver preso la decisione di uscire dal copro prima di Osho, cosa che poi è avvenuta poche settimane dopo.

Ma proprio Osho e il suo vile Cerchio Magico la fanno incenerire alla chetichella, in segreto, e si va a dire che era depressa e cronicamente malata? Vigliacchi!

E dopo la sua morte, si mette in giro la favoletta che Osho era stato avvelenato con Tallio ai tempi della sua incarcerazione in Oregon, una balla clamorosa, solo per nascondere le vere cause della morte improvvisa di osho, dovuta ad un Heart Faillure (cedimento cardiaco), dipendente da antifiammatori, antidolorifici e altre sostanze di cui ormai abusava cronicamente il Maestro, al punto da non essere più lucido mentalmente.
 Alcuni amici mi hanno suggerito che nonostante i controlli per l'Aid, Hi'S, nonostante avesse proclamato che entro venti anni metà del mondo sarebbe stata affetta da Aids, fallendo clamorosamente previsione, è possibile che Osho fosse affetto da una sindrome lenta da Hiv, una forma che può durare anche venti anni prima di condurre a morte, ed in grado di spiegare molti dei sintomi che Bhagwan accusava dal 1982-3 in poi.

Andate a farvi un giretto a Poone e vedrete che razza di business è stato messo in piedi dal circoletto dei ventidue ex seguaci, e dai loro ricchi finanziatori. buon divertimento.

alfredo lorenzi,
Amida 'Nakmir et al.










http://www.whale.to/b/reich.html
http://forum.cosenascoste/meditazione/38314-osho


Osho, Bhagwan Rajneesh e la Verità Perduta 

 Di Christopher Calder, calder@clipper.net
 tratto da: http://www.clipper.net/~calder/Osho.html © Traduzione in italiano di Alessia Guidi

«La meditazione non deve diventare un business» Acharya Rajneesh 1971

Acharya Rajneesh aveva 39 anni quando lo incontrai per la prima volta nel suo appartamento di Bombay, nel 1970. La prima impressione che ebbi di lui fu che sembrava uscito da un dipinto di Lao-Tse. Prima di incontrare Rajneesh avevo passato diverso tempo con numerosi guru occidentali senza rimanere soddisfatto dei loro insegnamenti. Volevo trovare un uomo illuminato che potesse fare da ponte tra Oriente e Occidente, e rivelare i veri segreti esoterici senza ciò che io consideravo essere il bagaglio in eccesso delle culture indiana, tibetana o giapponese. 
Rajneesh fu la risposta alla mia richiesta di quei significati profondi. Mi descrisse con vividi dettagli tutto quello che volevo sapere sui mondi interiori, e a sostegno delle sue parole c'era il potere del suo immenso essere. A 21 anni ero ingenuo sulla vita e sulla natura dell'uomo, e diedi per scontato che tutto ci򠣨e diceva doveva essere vero. 
 Rajneesh parlava da un alto livello di intelligenza, e il suo corpo emanava la presenza spirituale come una luce morbida che curava tutte le ferite. Eravamo seduti accanto in una piccola riunione tra amici, e Rajneesh mi portò attraverso un rapido e verticale viaggio interiore che quasi sembrò spingermi fuori dal corpo fisico. La sua enorme presenza sollevava chiunque gli stesse intorno, senza che essi dovessero fare il minimo sforzo. I giorni che passai nel suo appartamento di Bombay furono come giorni in paradiso. 
Rajneesh possedeva gli stupefacenti poteri della telepatia e della proiezione astrale, che usava nobilmente per portare conforto ed ispirazione ai suoi discepoli. Molti falsi guru hanno affermato di avere queste misteriose capacitଠma Rajneesh le aveva davvero. 
L'Acharya non si vantava mai dei suoi poteri, ma chi gli stava vicino prima o poi ne veniva a conoscenza attraverso il diretto contatto con il miracoloso. Un paio di avventure occulte furono sufficienti a trasformare il mio scetticismo occidentale in timorosa ammirazione e devozione. 

 L'anno prima avevo incontrato un altro maestro illuminato, conosciuto come Jiddu Krishnamurti. Krishnamurti riusciva a malapena a tenere una lezione coerente, e rimproverava costantemente il suo pubblico chiamandolo «piccole menti scadenti». Amavo la sua franchezza e le sue parole erano vere, ma la natura sottilmente litigiosa che lo caratterizzava non aiutava a trasmettere al prossimo la sua conoscenza. Ascoltare Krishnamurti era come mangiare un panino imbottito di sabbia. Trovavo che il modo migliore per godere appieno dei suoi discorsi fosse ignorare completamente le parole, e assorbire semplicemente la sua presenza. Usando questa tecnica, al termine di una conferenza mi trovavo spesso talmente espanso che nelle ore successive riuscivo a malapena a parlare.
J. Krishnamurti, nonostante fosse completamente illuminato e assolutamente amabile, sar࠲icordato dalla storia come un maestro con scarse capacitࠣomunicative. A differenza dell'eloquentissimo Rajneesh, tuttavia, Krishnamurti non ha mai commesso alcun tipo di crimine, n頨a mai preteso di essere pi?quanto fosse, e non ha mai usato egoisticamente gli altri esseri umani. La vita è complessa e stratiforme, e le mie ingenue illusioni sul fenomeno della perfetta illuminazione sono svanite col trascorrere degli anni e con l'aumentare della mia conoscenza personale. 
Mi è diventato chiaro che le persone illuminate non erano perfette, né infallibili. Si tratta di esseri umani espansi, non di esseri umani perfetti. Vivono e respirano con molti degli stessi difetti e vulnerabilità che ogni comune mortale deve sopportare. Rajneesh spingeva il bagaglio dell'illuminazione sia in direzioni positive che negative. Era il meglio del meglio e il peggio del peggio. All'inizio era un grande maestro, con tecniche di meditazione innovative che funzionavano con un potere portentoso (si vedano spiegazioni e avvertenze a fine pagina sulla tecnica di Meditazione Dinamica di Osho). 
Ha portato migliaia di discepoli ad altissimi livelli di consapevolezza, ha discusso in dettaglio delle religioni orientali e delle tecniche di meditazione, con una chiarezza maggiore di tutti i filosofi e maestri esoterici che abbia mai conosciuto. Come essere umano di carne ed ossa Rajneesh viveva in una torre d'avorio, e raramente lasciava la sua stanza se non per tenere conferenze. Circondato da devoti adoranti, perse il contatto con il mondo dell'uomo comune. Nella sua isolata esistenza Rajneesh fece un errore fatale: decise consapevolmente di abbandonare la verità in favore di ciò che considerava utili menzogne. 
Rajneesh calcola che la maggioranza delle persone sulla terra si trovava ad un tale infimo livello di consapevolezza che non poteva capire, né tollerare, le reali verità. Decise di adottare la politica di diffondere menzogne apparentemente utili per portare ispirazione ai discepoli e, a volte, di spingere i suoi studenti in situazioni di stress particolare, a beneficio della loro crescita personale. Questo fu la sua rovina, e il motivo per cui verrà ricordato dagli storici semplicemente come uno dei tanti falsi guru, il che è indubbiamente falso. Acharya, Bhagwan Shree, Osho,... tutti i nomi che rivestono di potere utilizzati da Rajneesh non possono coprire il fatto che era comunque un essere umano. Aveva ambizioni e desideri, sessuali e materiali, proprio come chiunque altro. Tutti gli esseri umani illuminati hanno desideri. Tutti gli uomini illuminati hanno avuto vite pubbliche di cui siamo a conoscenza, e tutti hanno avuto vite private che sono rimaste segrete. La stragrande maggioranza di illuminati non ha fatto che bene al mondo. 

Solo Rajneesh, per quanto ne so, è diventato un criminale sia nel senso legale che etico della parola. Rajneesh non ha mai perso la verità esistenziale definitiva dell'essere, ha solo perso il concetto comune della verità che ogni adulto normale può facilmente comprendere. Ha razionalizzato il suo continuo mentire come un «Tantra mancino», ma anche questo era disonesto. Rajneesh ha mentito per salvare la faccia, per evitare di assumersi la responsabilità dei suoi errori, e per acquisire potere personale. 
Quelle menzogne nulla avevano a che spartire con il "Tantra" o con qualsiasi azione di gentilezza altruistica. Ciò che in questo mondo è vero sono unicamente i fatti, e Rajneesh distorceva quotidianamente i fatti. Rajneesh non era un semplice truffatore, come sono molti altri, Rajneesh conosceva tutto ciò che Buddha conosceva, ed era tutto ciò che Buddha era. E' stata la sua perdita di rispetto per la verità comune che ha distrutto il suo insegnamento. La salute di Rajneesh era deteriorata repentinamente verso i trent'anni. Soffriva di ciò che gli europei chiamano encefalomielite mialgica (ME) e gli americani definiscono sindrome da fatica cronica (CFS). 

I sintomi classici comprendono ovviamente la fatica, e sensibilità estrema ad odori e prodotti chimici, allergie, stati febbrili costanti e intolleranza posturale (ipotensione neuralmente mediata). Negli ultimi tempi della sua vita Rajneesh aveva sviluppato piccoli tic muscolari involontari, avvenimento comune in caso di malattia particolarmente attiva. Inoltre Rajneesh soffriva di diabete di Tipo 11, asma e forti dolori alla schiena. 

 Dal 1970, anno in cui lo conobbi, fino al 1990, anno della sua morte, Rajneesh fu costantemente malato e di salute cagionevole. Non riusciva a reggersi in piedi per lunghi periodi senza provare vertigini, perché soffriva dei danni al sistema nervoso autonomo che controlla la pressione del sangue. Questa ipotensione neuralmente mediata (bassa pressione sanguigna quando si sta eretti) causa fatica cronica e può abbassare il quoziente intellettivo per insufficiente afflusso di sangue e ossigeno al cervello (ipossia cerebrale). 

Quando stava particolarmente male lamentava vertigini nel momento stesso in cui si alzava in piedi. Pensava di aver contratto, ogni settimana, un diverso tipo di influenza o raffreddore. In realtà soffriva di una singolare malattia cronica con sintomi simili a quelli dell'influenza e che possono perdurare per decenni. Negli ultimi anni di vita Rajneesh faceva uso di farmaci, principalmente Valium (diazepam), per alleviare i dolori. Prendeva il dosaggio massimo raccomandato di 60 mg al giorno. Inoltre inalava ossido di nitro (N2O) miscelato ad ossigeno puro (O2) che alleviavano l'asma e l'ipossia cerebrale, ma che non avevano effetti sulla qualità del suo giudizio. Ingenuo sulla potenza dei farmaci occidentali, e troppo fiducioso sulle proprie capacità di combattere i loro effetti potenzialmente negativi, Rajneesh rimase vittima della dipendenza. Ben presto seguirono rovina ed umiliazione. 

Gli sforzi per far ricadere la colpa del suo declino mentale ad un complotto per avvelenarlo ordito dal Governo degli Stati Uniti fu semplicemente un tentativo di nascondere la verità Rajneesh era un uomo fisicamente malato che alla fine diventò mentalmente corrotto. La sua dipendenza dai farmaci era un problema che nasceva in lui stesso, non un complotto del governo. Nel 1990 Rajneesh morì per arresto cardiaco. Ƞprobabile che il declino che aveva vissuto durante la carcerazione negli Stati Uniti dipendesse da una combinazione di sintomi di astinenza da Valium e dall'aggravarsi della ME/CFS causato dallo stress e dall'esposizione agli allergeni. Non esiste prova scientificamente valida che suggerisca che sia stato avvelenato. 

 Chi non ha familiarità con la storia di Rajneesh può leggere il libro "Bhagwan: The God That Failed", di Hugh Milne (Shivamurti), stretto discepolo di Bhagwan negli anni di Puna e dell'Oregon. Originariamente pubblicato dalla Saint Martin's Press, il libro può essere reperito presso Caliban Books e Amazon.Com. Posso confermare molti dei fatti che Milne cita sulla vita di Rajneesh a Bombay e Puna, sebbene non abbia conoscenza diretta dei tragici eventi della comune in Oregon.
 I miei contatti con le persone che ci sono state mi inducono a pensare che la maggior parte di ciò che Hugh Milne afferma nel suo libro è vero. A volte non condivido le sue interpretazioni sul significato dei fatti che presenta. Rajneesh modello comune dell'Oregon sulla sua mente. Si fece dittatore definitivo, la sua foto collocata ovunque come in un incubo orwelliano. 

L'atmosfera totalitaria fu solo una delle molte ragioni per cui non mi fermai alla comune e mi limitai a brevi visite. Ero interessato alla meditazione, non ad un grande campo di concentramento dove gli esseri umani venivano trattati come insetti privi di intelligenza propria.
Rajneesh metteva talmente tanta enfasi sul fatto che i discepoli dovessero eseguire senza far domande, che essi non fecero altro che quello quando Ma Anand Sheela, segretaria personale di Rajneesh, diede ordini assurdi per commettere crimini che Rajneesh non avrebbe mai approvato.
 Quando soffocate l'intelligenza degli esseri umani create una situazione profondamente pericolosa e distruttiva per lo spirito umano. Non potete salvare il prossimo dal suo ego pretendendo "resa totale". La tecnica antidemocratica di costringere ad obbedienza cieca non ha funzionato per Hitler, Stalin, il Dalai Lama nè per Bhagwan Shree Rajneesh. Germania, Russia, Tibet e la comune di Rajneesh in Oregon sono state tutte distrutte dalle regole imperiali autoritarie. La diversità di opinioni è sempre salutare, perché agisce da efficace contrappeso all'arroganza miope di chi vuole essere re. Bhagwan non ha mai capito questa verità storica, e faceva sprezzante riferimento alla democrazia come ad una "plebaglia - crazia". Rajneesh era un aristocratico imperiale, e non è mai stato un democratico generoso e di larghe vedute. 

 Bhagwan Shree Rajneesh usava le persone, parlava alle spalle e ha tradito la fiducia dei suoi stessi discepoli. Questo tradimento ha portato Vivek, sua fidanzata e compagna per molto tempo, al suicidio.
Successivamente Rajneesh ha mentito sulla sua morte dicendo che era depressa cronica per la sua intrinseca instabilità emotiva. Vivek non fu mai depressa negli anni in cui la conobbi, ed era la donna più raggiante che abbia mai conosciuto. Rajneesh la condusse al suicidio perché non riusciva a capire, né a tollerare, il proprio declino e collasso mentale. Il giovane Acharya Rajneesh iniziò la sua vita come maestro che condannava i falsi guru, e la terminò come uno dei guru più onesti che il mondo abbia mai visto. Il fatto difficile da comprendere è che era illuminato quando si comportava da puritano anti-guru e rimase illuminato quando lui stesso divenne il guru definitivamente indulgente verso se stesso. 

Questa contraddizione apparentemente inconciliabile è la vera ragione per cui sto scrivendo questo saggio.
Amo sondare territori inesplorati laddove altri temono di camminare. Quando combinate insieme la normale tendenza umana all'egoismo con uno stile di vita "torre d'avorio" avrete una situazione in cui il comportamento etico può sembrare un optional. Combinate l'insana atmosfera dell'auto-deificazione con una malattia debilitante progressiva che abbassa il QI, e su tutto aggiungete abuso di farmaci; avrete una rupe da cui anche un uomo illuminato può precipitare. Quella caduta può venire solo se l'uomo illuminato fa una scelta sbagliata, una mossa sbagliata, sia nel cuore che nella mente. La scelta sbagliata di Bhagwan fu il disprezzo della verità in favore di ciò che pensava fossero utili menzogne. Una volta che hai preso la curva sbagliata, lontana dalla verità diretta e comune, hai perso la via. 

Nessun essere umano può regolarmente disprezzare il dato di fatto senza trovarsi nel mare in tempesta, perché abbandonando il dato di fatto abbandona la terra che ha sotto i piedi. Piccole menzogne diventano grandi menzogne e la verià ora celata, diventa nemica, non amica e alleata. Rajneesh sopravvalutava se stesso e sottovalutava i suoi discepoli. Chi intorno a lui era realmente in cerca della conoscenza avrebbe facilmente fronteggiato la veritଠed era gi࠳ufficientemente motivato senza bisogno di propaganda. Ma Rajneesh era stato un grande guru per così a lungo tempo, non solo in questa vita ma anche nelle precedenti, che era arrivato a vedere se stesso in termini grandiosi. Era davvero una figura storica, ma non era il perfetto superuomo che fingeva di essere. 
I suoi discepoli meritavano onestà ma lui li nutriva con favole per «dare loro fede». La verità esistenziale definitiva è silenziosa e oltre tutte le parole e le socieà. Questa verità trascendentale è tanto vera quanto lo sono sole, luna e il lavello della vostra cucina. Rajneesh ha vissuto quella verità vicino al giorno della sua morte, ed anche nei giorni e anni dopo la sua morte fisica. Chi va in visita a Puna, India, ed è aperto alla meditazione sentirà oggi l'onda gigante di consapevolezza. Quell'onda una volta era connessa ad un corpo umano che chiamavamo Rajneesh. 

Il corpo è divenuto cenere, ma l'onda vive, ed è completamente cosciente. Rajneesh ha raggiunto la perfezione sovrumana soltanto dopo la morte fisica. Questo è vero per tutti gli illuminati che hanno calpestato questa terra. La contraddizione tra illuminazione e corruzione può venire perché al cervello non è mai illuminato, e l'illuminazione non fa mai, o dice mai, alcunché.
In un certo senso, nessuno raggiunge veramente l'illuminazione, essa avviene nel luogo in cui sei, ma non puoi possederlo e non può appartenerti. Tutte le parole dei cosiddetti illuminati provengono dalla mente umana, dal corpo umano che interpreta il fenomeno dell'illuminazione come un traduttore. Le parole non provengono dall'illuminazione. Per definizione, l'illuminazione non può parlare, è  assolutamente silenziosa, e va oltre il bisogno di parlare. Il nostro essere ha molti strati. Alcune tradizioni hanno catalogato questi strati come sette corpi, il primo è il corpo fisico, e il settimo è il nirvanico, il vuoto da cui tutto ha avuto origine. Indipendentemente dal modo in cui contate gli strati, essi esistono e lo strato puramente mentale è sempre presente se avete un corpo fisico. 

Quello strato può essere colpito dalla malattia, e dall'esposizione agli agenti chimici, come quando Bhagwan aveva una dipendenza dal Valium ed aveva vissuto tutti i sintomi negativi della tossicodipendenza che comprendono, ovviamente, la calunnia, la paranoia, lo scarso senso del giudizio e le diminuite facoltà mentali. Ad un certo punto paranoia e confusione divennero talmente grandi, per lui, che pensava che un gruppo di settari tedeschi gli avesse fatto il malocchio. Le sue incapacitࠦfisiche e l'abuso di farmaci erano semplicemente pià di quanto il suo cervello mortale potessero sopportare. Il suo maggior difetto, il disprezzo per il comune concetto di verità fu la sua definitiva rovina e per quel crimine deve essere ritenuto completamente responsabile, senza scusanti. Bhagwan mentiva quando diceva che aveva «discepoli illuminati». 

Mentiva quando diceva di non aver mai fatto un errore. Successivamente fu costretto ad ammettere di essere fallace perché l'elenco dei suoi pasticci crebbe fino ad assumere dimensioni mostruose. Mentiva quando faceva finta che i gruppi terapeutici gestiti dai suoi discepoli non erano semplicemente una macchina per far soldi. Rajneesh ha infranto le leggi dell'immigrazione, e su questo ha mentito in tribunale. Ha mentito dicendo di essere rimasto vittima di una truffa mentre cercava di ottenere lo status di residente permanente [negli USA - ndt]. Bhagwan Rajneesh non era un assassino o un rapinatore di banche, ma sicuramente era un grande bugiardo. 

La cosa ridicola è che tutte le sue bugie non erano assolutamente necessarie, e sono state controproducenti. L'onestà, è la vera strada da seguire. Rajneesh ha tristemente mentito affermando di non aver avuto responsabilità per egli orrori della comune dell'Oregon, perché aveva tenuto la mano di Ma Anand Sheela e di chi commise quei grandi crimini che furono il tentato omicidio e l'avvelenamento [1]. Il fatto che Rajneesh non li abbia ordinati, o che non ne fosse precedentemente al corrente non significa che non ne sia stato eticamente responsabile. Se un maestro mette alla guida di uno scuola-bus un autista ubriaco e i bambini muoiono, allora quel maestro é responsabile della loro morte. Rajneesh sapeva che tipo di persona fosse Sheela, e la scelse per la sua corruzione e arroganza, non "nonostante" quei difetti. Nel codardo tentativo di sfuggire dai suoi fallimenti si cambiò nome da Bhagwan a Osho, come se un cambiamento di nome potesse lavar via i suoi peccati. Qualcuno può inorridire davanti al fatto che un'anima illuminata possa essere condannata per reati penali, ma questo non mi ha frenato nella ricerca della verità definitiva. 

La vita di Rajneesh è una lezione per tutti noi affinché mettiamo in pratica ciò che predichiamo. Bhagwan ha dato grandi consigli, ma non è riuscito a seguire le sue sagge parole ed è anche un promemoria sul non prendere troppo seriamente ciò che la gente dice. E' molto meglio osservare come essa vive, e togliere enfasi da ciò di cui si parla. Le chiacchiere valgono poco, le azioni sono più che rivelatrici. Gli illuminati hanno un ego? Nei miei anni giovanili e idealistici avrei detto che la risposta è no: Rajneesh, Gurdjieff e anche J. Krishnamurti mi dimostrano che ce l'hanno (si vedano i link a fine pagina). 

Mi convinsi che Rajneesh aveva un ego quando lo vidi alla televisione, in manette, che veniva trasferito dal carcere al tribunale dell'Oregon. In risposta ad una domanda di un giornalista, guardava fisso nella telecamera e parlò ai suoi discepoli dicendo «Non preoccupatevi. Tornerò quì>>
Non fu quello che disse, ma ciò che vidi nei suoi occhi a costituire, per me, una prova; potevo vedere il suo ego in azione, calcolatore e manipolativo. Ciò che avevo visto, ovviamente e chiaramente, era una verità fondamentale che nessuna razionalizzazione poteva coprire. Rajneesh era splendidamente illuminato, ma era anche profondamente egoistico. Per la gente comune l'ego è al centro della coscienza, e il Vuoto è percepito solo come la periferia. La gente guarda le foto prese dal telescopio spaziale Hubble e vede il Vuoto come un oggetto esterno, non come un'identità personale.

Quando raggiungi "l'illuminazione", sia temporaneamente come un satori che permanentemente come un Buddha, la situazione è capovolta. Ora il Vuoto è il tuo centro di consapevolezza, e l'ego è la periferia. L'ego non muore, semplicemente non è più lo stadio centrale della nostra attenzione. Qualche animale umano illuminato, e ricordate che tutti noi siamo animali, si è lasciato ingannare da questo fenomeno e ha pensato di non avere più ego che potesse causare problemi. Meher Baba passò una parte della sua vita vantandosi di quanto grande fosse, perchè pensava che il suo centro fosse perfettamente privo di ego. In verità era molto egoista e avrebbe dovuto rendersi conto che nemmeno l'illuminazione è una scusante per le vanterie. Lo stesso fondamentale errore di giudizio ha afflitto Acharya Rajneesh. E' stato ingannato dal pensiero di essere oltre l'arroganza, ma si sbagliava: anche gli umani illuminati devono preoccuparsi per le proprie maniere e comportamenti, e rendersi conto che è Atman il meraviglioso fenomeno che dovrebbero promuovere, non la propria personalità fallace e temporanea. Ramana Maharshi, uno degli uomini più illuminati del XX° secolo, aveva l'approccio giusto a questo riguardo, ed è il motivo per cui è ncora tanto amato da tutti. 

Ramana Maharshi promuoveva Atman, e non ha mai promosso il proprio corpo mortale, o la sua mente. Chiunque abbia sperimentato l'oceanica energia di Bhagwan lo ama ancora, me compreso. Ed è soltanto la mia personale ossessione per la verità che copre ogni cosa che mi fa scrivere ciò che sembra una critica.
Se non riusciamo ad analizzare onestamente i nostri errori, allora la nostra sofferenza è soltanto una perdita di tempo. Il voler coprire le fragilitò di Bhagwan, come sta facendo l'attuale establishment dei suoi discepoli, semplicemente distruggerà la possibilità di imparare dalla sua tragedia. Mi manca Acharya Rajneesh più di quanto mi manchino Bhagwan o Osho, perché dava il suo meglio quando non aveva intorno l'organizzazione politica manipolatrice che l'ha circondato. Quando Acharya Rajneesh era solo un uomo in un appartamento, con una Chevrolet e non una Rolls Royce, era più giusto e vero. 

Quando è diventato il proprio establishment politico le cose hanno iniziato ad andare male, e questo succede spesso agli uomini di grande potere. Come può un oceano entrare nella goccia, se la goccia contiene un ego? La mia risposta è che l'ego è una parte integrante della struttura del cervello umano. Non è semplicemente psicologica, è fisica e strettamente legata ai percorsi neurali, è autodifesa, meccanismo di sopravvivenza che non può essere distrutto finché il corpo è vivo. Se siete un'anima disincarnata non avete bisogno di autodifesa, e non avete bisogno di un ego. Ecco perché sono d'accordo con l'autore e maestro Huston Smith quando dice di credere che nessun uomo attaccato alla propria spira mortale può raggiungere la trascendenza definitiva. Prima dovete morire fisicamente, e quando l'ultima spira sarࠩnfranta sarete totalmente liberi. Credo che l'ego si metta da parte e diventi meno problematico per i maggiori illuminati, ma non viene mai totalmente distrutto fintanto che ci sar࠵n corpo fisico. 

 Sarebbe meraviglioso credere che gli illuminati erano perfetti sotto tutti i punti di vista. Renderebbe la vita pi?plice e dolce, ma sarebbe finzione, non dato di fatto. In un certo senso la tragedia di Bhagwan mi ha dato maggior speranza. Se per raggiungere l'illuminazione dovessimo diventare esseri umani perfetti, chi tra noi raggiungerebbe mai quell'obiettivo? Se ci rendiamo conto che l'illuminazione è semplicemente una progressione graduale dell'espansione della consapevolezza, allora quell'obiettivo sar࠲aggiungibile da tutti noi, con il tempo necessario. 

Se lavoriamo per centinaia di anni, attraverso molte nascite e molte morti, con il semplice obiettivo di andare un po' più in profondità giorno dopo giorno, allora credo, con prevedibilità scientifica, che chi cerca di raggiungere l'illuminazione col tempo ce la farà. Tutti gli illuminati che ho conosciuto o di cui ho letto hanno fatto questa affermazione, con parole loro. Io credo che sia un fatto della vita in cui dobbiamo avere fiducia.


Qui trovate una piccola annotazione ma acuta, di quello che succedeva nella seconda metà degli anni ottanta con i malati e le morti per Hiv o Aids, prendendo spunto dal cordone impenetrabile (fino ad un certo punto, chiaro) steso dai personaggi del Cerchio Magico di Hudson e Liberace, che qui si annota:

LIBERACE
 (nota: Liberace veniva spesso in Italia a far visita ai suoi parenti, come Madonna, di cui un giorno vi farò vedere come realmente ha iniziato nel business industriale dello spettacolo, ma ho troppa paura di beghe legali a mettere giù la vecchia cassetta VHS presa per caso in una videoteca una decina di anni fa, con filmati del 1977 e 78. Forse accetterò di cederla a qualche decina di migliaia di euro, solo per liberarmene, dal momento che sono cifre che non cambiano nulla per me e faranno invece molto alla testata che la acquisirà, sempre che la si ritenga originale, come il 16 millimetri a colori di Jimi Hendrix con due biondine nella Swingin London di fine anni sessanta, di cui credo pure di averne riconosciuto una, che compare in un altro footage).
Nota ulteriore: di Liberace non si fa cenno nel pezzo alla sua ben nota vicenda denominata Wonderlands murders, di cui restò coinvolto uno che frequentava Liberace, una vicenda tremenda, tipica di quello che accade ad Hollywood (Wonderlands è uno dei tanti quartieri residenziali), nel 1981, ma lasciamo perdere. Se volete dare un'occhiata a Amazon.com; My Life with Liberace di  Scott Thorson.
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di Massimo Consoli

Edito originariamente in "Tabloid" (in forma parziale, in una box all'interno dell'articolo "Aids e media"), poi su Killer Aids, Kaos ed., Milano 1993
Morire di aids è particolarmente vergognoso, perché rivela la sessualità della vittima. Il 3 febbraio del 1987 i giornali annunciano che il famoso entertainer Liberace, 67 anni, è gravemente ammalato, quasi in coma. Qualcuno insinua che potrebbe avere l'aids.
Il suo amico di lunga data e manager, Seymour Heller, forse dimenticando che la stessa scusa era stata avanzata da Rock Hudson, spiega che il pianista ha sofferto pesantemente per colpa di una dieta a base di cocomero che aveva iniziato nel 1986, negando decisamente ogni sospetto "infamante".
Un'altra collaboratrice afferma che soffriva di anemia, enfisema polmonare e disturbi al cuore, mentre tutta la famiglia si riunisce nella casa di Palm Springs, in California, preannunciando denunce e richieste di risarcimento danni per milioni di dollari a chiunque continuerà a diffamare il pianista morente sostenendo che ha l'aids. Intanto fanno arrestare un fotografo per essersi avvicinato troppo dove non doveva.
Il giorno successivo Liberace muore per "arresto cardiaco".
Gli amici formano una barriera insormontabile per tutti gli estranei, continuando a preannunciare querele. Ma un coraggioso coroner, Ray Carrillo, "rifiuta di accettare il certificato di morte firmato dal Dr. Ron Daniels" e ordina un'autopsia sul cadavere già imbalsamato e inumato in tutta fretta! Valentino Liberace risulta morto in seguito ad una o più malattie causate dall'aids! Il medico, gli imbalsamatori e l'agenzia funebre vengono denunciati dallo stesso coroner.

Anche sulla sua identità gay, Liberace non aveva mai voluto esporsi. In altri tempi si era inventato relazioni femminili, circondandosi di belle ragazze e facendo causa, nel 1959, al "Daily mirror" di Londra che lo aveva definito "maschile, femminile e neutro", aggiungendo che era "al sapore di frutta".Fruit, in inglese, ha lo stesso significato di "finocchio" in italiano. Il giornale dovette pagare un cifra spropositata.
Nel corso della sua deposizione in tribunale, Liberace affermò che si opponeva all'omosessualità perché questa "offende le convenzioni e la società".[1]
Ma nel 1982 si trovò dall'altra parte del banco, in tribunale, quando dovette negare di aver pagato le prestazioni sessuali di un valletto, Scott Thorson, e preferì risolvere il problema in maniera extragiudiziale...

Nel 1954 si era fatto vedere un po' in giro con un'attrice, ma solo per motivi "pubblicitari". Dopodiché risortì alla battuta favorita in casi del genere, dicendo che stava aspettando la donna giusta, capace di stare all'altezza della madre.

Il padre di Liberace era un immigrante italiano di West Allis, vicino Milwaukee, in Wisconsin, si chiamava Salvatore e suonava, per hobby, il corno. La madre, Frances, era un'attrice di teatro classico d'origine polacca. Dopo il suo primo fiasco in pubblico, il giovane Liberace capì che la sua strada non era la musica classica suonata seriamente, ma lo "spettacolo" nel vero senso della parola. Nel 1951 disse: "Ci sono più soldi nell'essere commerciali".

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